Isis. Attacco in massa nel Sinai, decine di soldati uccisi

 

Michele Giorgio, 02.07.2015,”Il Manifesto”

 

Egitto. I jihadisti del gruppo Ansar Bayt al Makdes, affiliato allo Stato Islamico, hanno lanciato ieri un'ondata di attacchi simultanei senza precedenti per ampiezza e potenza. E' stato un bagno di sangue. Le forze di sicurezza egiziane uccidono al Cairo nove presunti militanti dei Fratelli Musulmani

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Si com­bat­teva ancora ieri sera nel nord del Sinai, den­tro e intorno la cit­ta­dina di Sheikh Zweid, lungo le strade per el Arish e si regi­stra­vano forti esplo­sioni nella zona di Rafah, a ridosso della Stri­scia di Gaza. I jiha­di­sti del gruppo Ansar Bayt al Mak­des, affi­liato allo Stato isla­mico, hanno lan­ciato un’ondata di attac­chi simul­ta­nei senza pre­ce­denti per ampiezza e potenza. E’ stato un bagno di san­gue, decine di morti e feriti. Più di tutto è stata una pesante dimo­stra­zione di forza alla vigi­lia del secondo anni­ver­sa­rio del colpo di stato mili­tare con­tro il pre­si­dente isla­mi­sta Moham­med Morsi e all’indomani dell’attentato al Cairo in cui ha perso la vita il pro­cu­ra­tore gene­rale Hisham Bara­kat. Eppure non con­tro i jiha­di­sti ma i Fra­telli Musul­mani è calata ancora una volta la scure del regime del pre­si­dente Abdel Fat­tah al Sisi. Nove egi­ziani, pre­sunti “ter­ro­ri­sti” e mili­tanti della Fra­tel­lanza, sono stati uccisi ieri in un blitz delle forze spe­ciali della poli­zia nel distretto del “6 Otto­bre”. Tra le vit­time figura anche un ex depu­tato, Nas­ser el Hafi. Secondo un por­ta­voce, gli agenti avreb­bero rispo­sto al fuoco dei “sospetti” indi­vi­duati in alcuni edi­fici. Ma le cir­co­stanze di que­sto enne­simo bagno di san­gue al Cairo sono avvolte nel mistero.

I “Leoni del Calif­fato”, in linea con la nota stra­te­gia da com­bat­ti­mento delle mili­zie dello Stato isla­mico, hanno usato un kami­kaze a bordo di un vei­colo imbot­tito di esplo­sivo per inflig­gere un primo deci­sivo e deva­stante colpo agli avver­sari. Poi sono scat­tati gli altri attac­chi, in con­tem­po­ra­nea e in diversi punti del nord del Sinai, con mis­sili, mor­tai e armi anti­carro con­tro una quin­di­cina di posti di blocco e posta­zioni dell’esercito. Colti di sor­presa per molti sol­dati egi­ziani la morte è stata istan­ta­nea. Quindi è par­tito l’attacco al com­mis­sa­riato di poli­zia di Sheikh Zweid, dove i mili­ziani di Ansar Bayt al Mak­des hanno issato per qual­che ora le ban­diere nere del Calif­fato e fatto pri­gio­nieri alcuni agenti e mili­tari, prima di essere costretti ad arre­trare (ma ieri sera qual­che fonte soste­neva che l’edificio era ancora nelle mani dei jiha­di­sti, assieme ad alcune zone di Sheikh Zweid). I com­bat­ti­menti sono stati intesi e l’esercito ha comin­ciato a ripren­dere il con­trollo del ter­reno per­duto solo gra­zie ai bom­bar­da­menti aerei, di F-16 e eli­cot­teri, sulle posta­zioni degli affi­liati all’Isis. Oltre 70 sol­dati e civili sareb­bero rima­sti uccisi, secondo un bilan­cio for­nito da fonti medi­che locali. Le auto­rità del Cairo par­lano invece di una cin­quan­tina di morti tra sol­dati e civili e di decine di mili­ziani uccisi.

«L’Egitto è in stato di guerra», ha affer­mato a gran voce il pre­mier Ibra­him Mahlab annun­ciando l’adozione di nuove misure anti ter­ro­ri­smo. Misure che poco dopo sono state appro­vate dal governo e che atten­dono ora solo la firma di al Sisi per diven­tare un decreto. L’agenzia di stato Mena non ha for­nito par­ti­co­lari sulla nuova legi­sla­zione ma dalle noti­zie fil­trate dal Cairo, le pro­cure avranno più poteri men­tre le forze di sicu­rezza potranno esten­dere le deten­zioni di sospetti, senza l’assistenza degli avvo­cati, per periodi ancora più lun­ghi rispetto agli attuali. Si apre la strada ad una nuova stretta sui diritti umani e poli­tici desti­nata a col­pire più dis­si­denti ed oppo­si­tori, laici e isla­mi­sti, che i respon­sa­bili veri degli attac­chi armati. Comun­que sia, l’attentato al Cairo di due giorni fa con­tro il pro­cu­ra­tore Bara­kat e l’offensiva di ieri dell’Isis a Sheikh Zweid dimo­strano la fra­gi­lità del regime di al Sisi che ha fatto della guerra ai Fra­telli Musul­mani e ai jiha­di­sti nel Sinai i punti prin­ci­pali della sua azione. L’Egitto ora si trova stretto a Ovest (Libia) e a Est (Sinai) tra migliaia di soste­ni­tori armati dello Stato islamico.

I “Leoni del Calif­fato” ora bus­sano anche alla porta di Gaza e di Israele. In un video dif­fuso due giorni fa, lo Stato Isla­mico dichiara guerra al movi­mento isla­mico pale­sti­nese Hamas, che con­si­dera debole e inca­pace di imporre la legge isla­mica (sha­ria). «Tra­sfor­me­remo la Stri­scia in un altro feudo del Calif­fato per strap­pare l’enclave (Gaza) ad un gruppo che non impone la reli­gione ai civili…Estirperemo lo Stato degli ebrei e voi, tiranni di Hamas, e Fatah, tutti i laici sono nulla e cal­pe­ste­remo le vostre mol­ti­tu­dini striscianti…La legge della Sha­ria sarà attuata a Gaza, nono­stante voi. Giu­riamo che quello che sta avve­nendo nel Levante oggi e in par­ti­co­lare a Yar­mouk avverrà anche a Gaza», pro­clama nel video un jiha­di­sta con il volto masche­rato. Il con­trollo di Hamas resta forte a Gaza ed appare inve­ro­si­mile che i grup­petti sala­fiti pale­sti­nesi che si dicono mem­bri del Bat­ta­glione Sheikh Omar Hadid e parte dell’Isis, pos­sano met­terlo in seria dif­fi­coltà. Tut­ta­via negli ultimi mesi la ten­sione tra le due parti è aumen­tata. Il brac­cio armato di Hamas ha inferto diversi colpi ai soste­ni­tori dello Stato Isla­mico che da parte loro rea­gi­scono lan­ciando razzi con­tro il sud di Israele allo scopo di inne­scare le rea­zioni del governo Neta­nyahu con­tro Gaza e Hamas. Israele da parte sua ieri ha chiuso i valici meri­dio­nali ed espresso soli­da­rietà all’alleato al Sisi.